lunedì 19 febbraio 2018

Una nuova presentazione: AKELION - Il ragazzo del pianeta Ombra

Proseguiamo con la segnalazione delle uscite più interessanti nell'ambito del self publishing. Quest'oggi viriamo verso il fantastico, con un romanzo che mescola in modo interessante sci fi, fantasy,  investigazione, mistero. Autrice di AKELION è Lileas Masoero. Vediamo la scheda del libro e di seguito la sinossi.


TITOLO: "AKELION - Il ragazzo del pianeta Ombra"    
AUTRICE: Lileas Masoero
GENERE: Narrativa / Fantasy
PUBBLICATO IN DATA: 29/11/2017 
DISTRIBUZIONE: Amazon (Kindle)   e Mondadori (Kobo)  




Costretto all'esilio sulla Terra dal suo stesso padre, Akelion si ritroverà ad affrontare una moltitudine di difficoltà.

Dall'imparare al cavarsela da solo in una terra straniera, al doversi difendere da misteriosi sicari che sembrano intenzionati a volere la sua morte ad ogni costo.

Una delle poche certezze di Akelion è che nella vita non ci si può mai fidare di nessuno e che l'amicizia vera, in realtà non esiste affatto. Soprattutto con i terrestri, popolo che lui da sempre disprezza apertamente.

Un vecchio castello ristrutturato in mezzo alla campagna inglese, ora trasformato in un ricco collegio dove avvengono morti inspiegabili.

Un ragazzo che non è chi dice di essere e una ragazza con la passione per l'investigazione, l'unica che riuscirà a trovare, oltre una traccia per risolvere i casi degli omicidi, anche uno spiraglio per entrare nel cuore del suo misterioso compagno di studi, il quale arriverà a comprendere che forse, la vera amicizia esiste davvero.

Un Commissario che forse, sa più cose di quante voglia far intendere.
Un'antica Organizzazione che, nell'ombra, difende la razza umana da efferati assassini che di umano hanno ben poco.

Tra omicidi, indagini, alieni, gatti parlanti, maghi e organizzazioni segrete riuscirà l'amicizia, nata tra i due ragazzi, a superare le barriere che dividono i loro due mondi?





Un breve estratto: 

“Quello che intendevo dire, era solo che per accettare queste tue teorie, bisognerebbe dare per scontato che esistano gli alieni o comunque persone non esattamente classificabili come umani. Sono perfettamente consapevole di quello che abbiamo visto nella torre, ma devi ammettere che non è così semplice accettare la teoria degli extraterrestri.”
“Perché no?” Fece lei, candidamente. “Davvero non hai mai pensato ci potessero essere altre forme di vita oltre la nostra? Io non ci vedrei nulla di male, se non fosse che finora non hanno fatto altro che uccidere esseri umani.”
“Non posso darti torto.” Le risposi semplicemente, non avendo altri argomenti con cui controbattere alle sue argomentazioni.


Infine vediamo di conoscere un po' meglio l'autrice:

"Di me posso dire che vivo nella provincia di Cuneo e ho 45 anni. 
Amo tantissimo leggere. Fin da piccola ho divorato libri su libri di qualsiasi genere, anche se i miei preferiti sono sempre stati quelli fantasy, che mi facevano sognare ed evadere dalla realtà. 

Devo però ammettere che ho sempre avuto un debole per i "cattivi" dei romanzi in quanto li ho sempre trovati più intriganti dei soliti buoni a volte fin troppo stereotipati. 
Ho sempre adorato scrivere racconti o piccole storie, o semplicemente raccontarle come favole della buona notte per la mia sorellina. Ora, proprio grazie al suo incoraggiamento,ho finalmente deciso di scrivere un vero romanzo e di provare a pubblicarlo.

Purtroppo devo dividere questa passione con il lavoro della vita reale dove mi guadagno da vivere lavorando come Operatrice Sanitaria in una casa di riposo. E anche se adoro il mio lavoro attuale, mi piacerebbe molto trasformare questo amore per la scrittura nella mia unica fonte di guadagno."



martedì 6 febbraio 2018

Presentazione di "Non amarmi - Tutto è come dovrebbe essere."



Questa settimana vi propongo un romanzo, secondo volume di una trilogia, The unloved series.
Il primo volume lo trovate qui


Vediamo la scheda:


Titolo: Non Amarmi - Tutto è come dovrebbe essere

Autore: Natasa Ursic

Genere: New Adult/Noir Romanzato

Collana: è il secondo volume della trilogia The Unloved Series

Data di uscita: 22 Gennaio 2018

Casa Editrice: Autopubblicato

Formato: Ebook., anche con KU

Prezzo: 2.99

Link di acquisto:  Amazon





Trama: Danielle ritorna a Birmingham e porta con se tanto scompiglio. La memoria sembra averle regalato qualche spezzone importante del suo passato.

Si troverà a capire il legame con il tanto temuto Clan. Cosa le è successo e, cosa più importante, chi è Evan?

I suoi continui flashback la porteranno fuori strada: accuserà persone che non c'entrano nulla con quella vocina che continua a tormentarla.

Ma quando si troverà davanti il ragazzo con i capelli neri, occhi scuri e pelle olivastra, allora tutto avrà un senso.



Un piccolo estratto per introdurvi nell'atmosfera del libro:



Una breve biografia dell'autrice:

Natasa Ursic si definisce come una ragazza abbastanza timida e permalosa di 31 anni

Vive in un paesino nel Giuliano (Friuli Venezia Giulia). Ha una splendida bimba di undici anni. Le piace leggere, quando il tempo glielo permette. Viaggia con la fantasia molto più spesso di quanto  forse dovrebbe.

Ha iniziato a scrivere questa storia circa tre anni fa ma solo ora ha avuto il coraggio di pubblicarla e farla conoscere. Non si definisce una scrittrice ma una scribacchina dei suoi film mentali.
Da grande vuole fare la mamma a tempo pieno.

venerdì 2 febbraio 2018

Un 6 Nazioni, anzi due: il 6 Nazioni Letterario di ATE

Condivido la bella iniziativa di Ate: un torneo letterario che si affianca al "vero" torneo del 6 Nazioni di Rugby.

"Il “nostro” Sei Nazioni, questo Sei Nazioni Letterario, seguirà il calendario di quello vero: cominceremo quindi il 3 febbraio e termineremo il 17 marzo.



Per noi il Sei Nazioni si giocherà nei due giorni su cui si articolano le partite vere e con tutte le partite in contemporanea. Il sabato, ciascuna delle squadre pubblicherà un racconto.

Ciascun racconto deve avere una ispirazione che sia legata alla squadra scelta e al Rugby: che parlino di Scozia, Galles, Francia, Inghilterra, Italia e Irlanda, i racconti. E di palla ovale.

Trovate la presentazione dell'iniziativa, il regolamento completo e tutti i primi sei racconti qui

E se vi piace il rugby psichedelico, anzi direi  allucinogeno, un'ambientazione anni '70, i Jefferson Airplane e il Bianconiglio, il link del mio racconto è qui  votabile su Facebook qui fino a domenica 4 Febbraio.

mercoledì 31 gennaio 2018

Racconti umbri

Dopo aver partecipato a un concorso lanciato da Historica edizioni, il mio racconto "Se solo potessi dirti" è stato selezionato per la pubblicazione sull'antologia:


Il racconto è una sorta di "paranormal romance". Cosa pensereste se vi doveste risvegliare... al vostro funerale?

Ecco il link di acquisto (cartaceo): qui Prima di ordinarlo vi consiglio di chiedere via mail alla casa editrice se sono ancora disponibili delle copie, visto che la prima edizione del libro era quasi esaurita.

venerdì 19 gennaio 2018

"Elogio dell’infanzia" di Peter Handke



Quando il bambino era bambino, camminava con le braccia ciondoloni, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino non aveva opinioni su nulla, non aveva abitudini, sedeva spesso con le gambe incrociate e di colpo si metteva a correre, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare, e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?



Quando il bambino era bambino, si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte, e con il cavolfiore bollito e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino, una volta si svegliò in un letto sconosciuto, e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso e adesso riesce appena a sospettarlo, non riusciva a immaginarsi il nulla e 0ggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino, giocava con entusiasmo e adesso è tutto immerso nella cosa come allora, soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.



Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere ed è ancora così, le noci fresche gli raspavano la lingua ed è ancora così, a ogni monte, sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta e in ogni città sentiva nostalgia per una città ancora più grande ed è ancora così, sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi, aveva timore davanti a ogni estraneo e continua ad averlo, aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare.

venerdì 22 dicembre 2017

Release Blitz 2: Io sono l'usignolo di Emanuela Navone

Come preannunciato, in vista dell'uscita de "Io sono l'usignolo", un thriller italiano con un'ambientazione molto particolare e riuscita, ecco un corposo estratto del primo capitolo del libro di Emanuela Navone. Lo trovate sotto la copertina. 
Ma prima di immergerci nella lettura, conosciamo meglio l'autrice:




Emanuela è nata a Genova e vive in un paesino sperduto sui monti proprio sul confine con il Piemonte.
Scrive da quando era una bambina, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. È cresciuta a pane e Stephen King, e gran parte della sua esistenza l’ha trascorsa leggendo i suoi horror e i fantasy della Bradley, Tolkien, Goodkind e autori meno famosi.
Nel 2014 ha finalmente ottenuto la laurea dopo anni di lacrime e sangue e si è trovata nel mondo reale e ha scoperto che era pieno di denti aguzzi. È diventata assistente editor per Edicolors, una casa editrice specializzata in narrativa per l’infanzia; poi, cedendo allo smisurato ego che la divora, ha deciso di diventare freelance.





 

Vive in una grande casa circondata da gatti — prima o poi diventerà come la gattara dei Simpson. Oltre alla scrittura, adora la musica metal e la fotografia. La trovate spesso in giro per i boschi con la sua fedele reflex e la testa sulle nuvole.
Ha pubblicato, sempre come self, il breve Prontuario di editing e il racconto Reach, contenuto anche nella raccolta a scopo benefico Only Hope.

 
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ESTRATTO: PRIMO CAPITOLO

Lunedì 21 agosto 2000

Il trasloco a Val Salice iniziò sotto i peggiori auspici.
Primo punto: appena partiti dovemmo tornare indietro perché Rossana aveva dimenticato il valigiotto con creme, detergenti e qualsiasi orpello con cui donne come mia moglie si divertivano in bagno.
Secondo punto: partiti per la seconda volta, dovemmo di nuovo tornare indietro perché Stella non trovava Lalla e se non aveva la sua bambola di pezza rischiava di patire l’autostrada.
Terzo punto: Oscar, il gattone rosso e pigro, decise che non amava più la gabbietta e dovemmo farlo uscire, con la conseguenza che passò il viaggio disteso sulle cosce di Rossana, emettendo di tanto in tanto un miagolio di vero dolore.
Morale: arrivammo a Val Salice due ore dopo il previsto, sotto un temporale di quelli che ti annegano appena metti un’unghia fuori, Rossana e Stella nervose e io più sudato di quando, al mare, mi ostinavo a non prendere sdraio e ombrellone perché non mi andava di sborsare ventimila lire.
Ciliegina sulla torta, appena scendemmo dalla BMW, infagottati sotto giacchette leggere prese alla spicciolata in una valigia, Stella iniziò a starnutire.
Di per sé, qualche starnuto non è grave, ma essere sposati con Rossana De Simone equivaleva a una delle Grandi Tragedie.
Le hai portate le medicine? No che non le hai portate, vero? E adesso come facciamo diavolo adesso le verrà la febbre e non hai portato le medicine e se si sente male bisogna chiamare l’ambulanza andare al pronto soccorso che poi l’ultima volta siamo stati lì ore.
Neanche il tempo di scaricare i bagagli che dovetti fiondarmi in auto e cercare una farmacia in quel paesino sperduto tra i monti liguri.
Così iniziò la mia nuova vita lontano dalla città. E mentirei se dicessi che ero elettrizzato.


Il campanello suonò mentre la porta si apriva. Mi sfregai le mani l’una contro l’altra, intirizzito nel giubbotto leggero. Le scarpe di tela filtravano l’aria come ciabatte da mare. Feci due passi. File di scaffali di legno ospitavano un melting-pot di medicinali, mentre dietro il bancone, una vecchia credenza conteneva piccole brocche forse dipinte a mano. In un angolo, una vecchia bilancia si incastrava tra due depliant che promettevano la migliore soluzione alla tosse secca e spiegavano perché fosse nocivo fumare in gravidanza.
La farmacia di Ca’ Tonda, paesino minuscolo vicino a Val Salice, era un pot-pourri di scatoline colorate. Se avessi avuto dietro la mia reflex, mi sarebbe piaciuto catturare qualche sfumatura, un verde smeraldo, un rosso mattone o un bianco panna.
La donna dietro il bancone batteva sui tasti del registratore di cassa e parlottava tra sé. Al suono del campanello, alzò lo sguardo. «Buonasera» cinguettò.
«Buonasera.» Mi avvicinai con le mani in tasca.
«Freddino, vero?»
«Già.»
La donna diede una rapida occhiata al registratore di cassa. Il pollice e l’indice grattavano pigramente il mento. «Oggi il buon Charlie non ne vuole sapere di funzionare.»
Dovevo avere un’espressione stupita perché la donna scoppiò a ridere.
«Charlie è il nome che ho dato al registratore» spiegò.
«Ah.»
«Che cosa desidera?»
«Del paracetamolo. Mia figlia ha un forte raffreddore e mia moglie teme le venga la febbre.»
La farmacista annuì e uscì dal bancone. Una piccola botte in camice bianco. «In questo periodo è facile ammalarsi» disse mentre rovistava in uno scaffale. «Turisti?»
«Ci siamo trasferiti oggi a Val Salice.» Assunsi una delle mie migliori espressioni scocciate per troncare il dialogo. Non avevo di certo tempo da perdere in inutili chiacchiere.
La farmacista terminò la ricerca su uno scaffale e passò all’altro. «Un posticino accogliente, vero?»
Tentativo fallito.
«Sa che è stato quasi raso al suolo da un incendio?»
In meno di un secondo, la mia espressione scocciata diventò incuriosita. «Non lo sapevo.» Fissai la donna con vivo interesse.
La farmacista pescò una confezione di paracetamolo nascosta tra un flacone di sciroppo per la tosse e un detergente intimo. Caracollò verso il bancone e vi posò la medicina. «Successe vent’anni fa.» Scosse la testa. «Una vera tragedia.»
Posai una banconota da ventimila lire accanto al registratore di cassa. Lo sguardo della farmacista sembrava afflitto, ma dietro si scorgeva qualcosa, una specie di forte desiderio, un’aspettativa.
dai chiedimi cosa successe ti prego
Stetti al gioco.
«Che cosa successe?»
La donna parve gonfiarsi come un palloncino. Si allungò verso di me e mise una mano sulla bocca. «L’incendio distrusse la casa del sindaco e si propagò per metà del paese. Montignani, sua moglie e suo figlio non ce la fecero.» Tamburellò le dita sul bancone. «Aveva appena vent’anni, quel povero ragazzo. Morire così... Che destino ingiusto.»
Presi il flacone di paracetamolo. «È stato un incidente?»
I grandi occhi da lontra della farmacista mi guardavano fissi. «Certo che no. Florian Chevalier. L’usignolo.» Si diede un colpetto sulla tempia. «Un pazzo.» Armeggiò ancora qualche istante con il registratore. «Non è serata, vero, Charlie?»
«Usignolo?» Mi stava prendendo in giro?
«Così si faceva chiamare. Non so il motivo.» Risatina civettuola.
«Perché lo ha fatto?» Misi la medicina nella tasca dei jeans.
La donna fece spallucce. «Lo chieda agli abitanti di Val Salice.» Riprese ad armeggiare con il registratore di cassa. «Le scoccia se non batto lo scontrino?»
Feci un saluto smozzicato. Non mi scocciava. Uscii.
Oh, se lo avrei chiesto. Lo avrei chiesto di certo.
Quella palla con il camice addosso non sapeva che le tragedie erano il mio pane quotidiano.
Rubino Traverso, giornalista e fotoreporter: questa è roba per te.








mercoledì 20 dicembre 2017

L'insonnia (per Jorge Luis Borges)




Che cos'è l'insonnia?




[...] è sentirsi colpevoli di vegliare quando gli 
altri  dormono,

è cercare di  sprofondarsi  nel  sonno e non potersi 
sprofondare, 

è l'orrore di esistere e continuare ad esistere, 

è l'alba dubbiosa.

 


J. L. Borges

martedì 12 dicembre 2017

Release Blitz: Io sono l'usignolo di Emanuela Navone

Sono lieto di introdurvi nell'ultima fatica letteraria di Emanuela Navone, un thriller dall'accattivante titolo di "Io sono l'usignolo" uscito appena due giorni fa. 

Pubblicherò oggi la scheda del libro e la sinossi per poi farvi avere tra qualche giorno un corposo estratto del primo capitolo. Lasciamo quindi la parola all'autrice e al suo libro.




Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla.

Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice?

In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà scoprire quali.
Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?



EDITORE:    Autopubblicato
GENERE:    Thriller
NUMERO    DI PAGINE: 330
DATA DI USCITA:    10/12/2017
PREZZO ED. CARTACEA:    ND
PREZZO ED. DIGITALE:    2,99 €
LINK D’ACQUISTO:    http://amzn.to/2hnUExI
ISBN: ND


La pagina Facebook del romanzo la trovate qui 




giovedì 7 dicembre 2017

Pocofuturo in cartaceo

Pocofuturo, la raccolta di racconti di narrativa contemporanea è uscita circa un mese fa in cartaceo per ATE. La collana è sempre Officina Marziani. 
La (bella) copertina è di Marta D'asaro:





L'editing è stato elaborato grazie a una editor molto in gamba, Giulia de Gasperi.
Lo potete richiedere on line in qualsiasi libreria on line, direttamente all'autore, oppure ordinandolo in una libreria "fisica", per esempio la catena Giunti.

sabato 16 settembre 2017

Punti e interrogativi

Torno a occuparmi del blog dopo una pausa piuttosto lunga, durata un'estate intera, con una nuova recensione di una bella raccolta di racconti: Punti e interrogativi. 


Sia che affronti temi come la violenza sulle donne e il maschilismo, la competizione esasperata nel mondo del lavoro, il classismo oppure il razzismo, sia che ci parli di sentimenti, di ricordi dolorosi, di emozioni preziose, Manuela Bonfanti riesce sempre a essere convincente. 

Merito del suo stile ricco e articolato indubbiamente e della sensibilità con cui affronta argomenti impegnativi. Eppure il vero motivo che rende "Punti e interrogativi" un gran bel libro è che presenta personaggi memorabili. 






L'autrice costruisce protagonisti e comprimari con grande abilità variando spesso le sfumature espressive, facendoci entrare nei loro pensieri più reconditi, forgiando caratteri complessi con pochi tratti di penna.   

Così in "Domino" è facile immedesimarsi in un doloroso conflitto di famiglia, oppure lasciarsi toccare dalle difficoltà di Margherita a inserirsi in un ambiente ostile come raccontato in "Rammendi". 

Racconti eterogenei, mai risolti con finali edulcorati ma pieni di personaggi a tutto tondo che confliggono, amano, soffrono, odiano, cercano riscatto, così come è nella vita. "Punti interrogativi" è una raccolta pregevole, piena di spunti interessanti e di scorci inusuali e Manuela Bonfanti un'autrice originale e dotata.


Punti e interrogativi è pubblicato da Antonio Tombolini editore all'interno della collana Oceania. Lo potete trovare anche in EBOOK, in CARTACEO e anche come AUDIOLIBRO.

domenica 14 maggio 2017

Una poesia erotica di Alda Merini

  

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra era la comunione con la terra.

Bevevo con la mia magnifica esultanza guardando i suoi occhi neri che fuggivano come gazzelle.

E mai coltre fu più calda e lontana e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.

 
Ci spezzavamo in due come il timone di una nave che si era aperta per un lungo viaggio.

Avevamo con noi i viveri per molti anni ancora i baci e le speranze e non credevamo più in Dio perché eravamo felici.





(Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono (Einaudi 2003), foto di Jean-Francois Depuis )

sabato 1 aprile 2017

Il viaggio



Noi partiamo un mattino con il cervello in fiamme,

con il cuore gonfio di rancori e di desideri amari,

e andiamo, cullando al ritmo delle onde il nostro infinito

sul finito dei mari.

 

Alcuni sono lieti di fuggire una patria infame,

altri l’orrore della loro nascita,

altri ancora –astrologhi sperduti negli occhi di una

donna- la tirannica Circe dai pericolosi profumi…

 



Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli che partono per

partire; 

cuori leggeri, simili agli aerostati, essi non si separano

mai dalla loro fatalità,

e senza sapere perché, dicono sempre “Andiamo”!

 

I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

                                                                                                     Charles Baudelaire


lunedì 13 febbraio 2017

Una bellissima recensione di Pocofuturo

...a cura del blog Sogni d'inchiostro

  

Semplice, spontaneo, un po' triste e folle, carico di drammaticità che sedimenta dentro l'anima di chi legge, riesce a trascendere nello sconfinato mondo dell'immaginazione. Ed, ambientato in un epoca e in un universo il cui filo narrativo ho visto sbrigliare come una matassa, forse un po' troppo velocemente, è destinato ad disgregarsi come la materia che lo compone. Frantumarsi fino a livelli superiori.


Recensione completa qui

domenica 22 gennaio 2017

Un buon dizionario dei sinonimi

Quando si scrive Fiction, articoli giornalistici o semplici post su di un blog è di norma affidarsi al dizionario dei sinonimi del proprio browser; Open Office (o Libre Office) ne contengono uno discreto, così come Microsoft Word. Selezionando un termine come "relazione" su OO ad esempio e cercando sul menù a tendina il comando "sinonimi" appariranno sei significati similari. Ora sei termini alternativi sono sufficienti per la gran parte dei casi. Eppure spesso si rimane delusi dalla pochezza delle proposte e quel termine che abbiamo sulla punta della lingua e che donerebbe una patina d'eleganza all'intera frase non c'è.
Possiamo accontentarci scegliendo un termine alternativo oppure possiamo avventurarci on line alla ricerca di un dizionario più completo col rischio di passare tempo prezioso prima di trovare qualcosa di valido o distrarci con le "mille luci" di internet. C'è una terza possibilità: servirsi di un dizionario dei sinonimi "stand alone" presente sul nostro computer. Tuttavia i migliori dizionari off line sono a pagamento e spesso attuano una politica un poco invasiva sulle licenze da aggiornare e sulle attivazioni. C'è fortunatamente una alternativa open source, free e assolutamente gratuita: si tratta di Golden Dict.




Golden Dict gira su Windows, Linux, Android (e quindi anche su qualsiasi smartphone o tablet); è possibile installarlo nel computer o usare una versione portatile. non ha nel suo interno i dizionari già caricati, dovrete provvedere voi. Ma in questo modo Golden Dict diventa veramente versatile. Sarà possibile caricare oltre a quello sui sinonimi, dizionari tecnici, morfologici, di altre lingue (per tradurre semplicemente selezionandola una parola in lingua inglese, ad esempio) e molto altro.




Oltre ai dizionari StarDict (molto validi e completi) accetta anche dizionari Babylon che, pur essendo il software a pagamento leader del settore, offre alcuni dizionari gratuitamente (Qui)
Altre funzioni interessanti sono date dalla possibilità di ascoltare la pronuncia della parola selezionata e dalla capacità del software di interfacciarsi a Wikipedia.




 Può inoltre connettersi a vari dizionari on line se proprio volete il massimo della versatilità. L'interfaccia è semplice ed efficiente.
Tornando all'esempio precedente, il termine "relazione" con il dizionario dei sinonimi e contrari di StarDict riporterà ben 39 significati similari.
Nella sezione "download" troverete la possibilità di scaricare la versione portatile di GoldenDict con al suo interno già un dizionario dei sinonimi e contrari perfettamente funzionante.

giovedì 29 dicembre 2016

Recensione Pocofuturo

Un blog molto interessante e seguito, L'amica dei libri, ha recensito Pocofuturo. Ringrazio l'autrice Antonietta Mirra! 

 

 "Incontri improbabili tra uomo e donna, relazioni difficili tra padri e figlie, situazioni imbarazzanti al limite della vergogna e dell’esaltazione, Pocofuturo è un viaggio vero e proprio in un sostanziale universo umano privo di dolcezza e di delicatezza, salvo qualche attimo più morbido e accondiscendente. Il titolo stesso non mente. Di quel poco futuro a cui si allude, l’autore non sembra dimenticarsi della possibilità di qualcosa di più positivo che scavalchi il muro di solitudine e di incomprensione che si respira in molte storie, per andare ad abbracciare una visione più costante, appena calda ed accogliente."

Recensione completa qui


martedì 13 dicembre 2016

E io ti penso. Ma non ti cerco.

Non ho smesso di pensarti, 
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe poter tornare, 
che mi manchi e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai, 
e mi manca saperlo.
Come stai?
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos'hai sognato?
Esci?
Dove vai?


Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
A sperare.
E pensiamoci,
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
Che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
Che scrivo di te.
E infine, ricordati che cercare e pensare sono due cose diverse.
Ed io ti penso.
Ma non ti cerco.

Charles Buckowski


lunedì 5 dicembre 2016

Nuova recensione di "Pocofuturo"

...a cura di Ornella Nalon, per Gli Scrittori Della Porta Accanto che ringrazio!


Un insieme eterogeneo di storie, così come dissimili sono quelle della vita reale, viste con un occhio attento e disincantato, narrate con abilità descrittiva e coinvolgente. Ci sono scrittori che tendono a romanzare l'esistenza raccontata, che la edulcorano per renderla più accettabile, Sergio Beducci non lo fa. Egli la racconta così come la vede, come la vediamo tutti. Le sue parole possono mutarsi in uno stiletto che fende l'anima, altre volte una carezza che la consola e la guarisce.



Qui trovate la recensione completa

sabato 26 novembre 2016

Oltre i confini del mondo

Ho letto con piacere il libro di Ornella Nalon, colpito anche da un titolo quantomeno evocativo e dalla bella copertina che non poteva non farmi pensare a Hemingway e alla sua Africa. In effetti, pur essendo ambientata in Tanzania dove Hemingway rischiò la vita e subì ferite che lo segnarono per il resto della vita,  la storia raccontata dall'autrice è molto diversa, e non poteva essere altrimenti. Eppure mi ha catturato sin da subito. E' un libro che si legge benissimo, con pochi dialoghi, molto "raccontato". Qui di seguito la recensione completa.


In “Oltre i confini del mondo” di Ornella Nalon è narrata la storia di due donne forti, generose, ostinate, che seppur provate dalle vicissitudini della vita scelgono di non arrendersi, di reagire, di combattere. Le seguiremo attraverso un percorso doloroso, conflittuale, fino al momento in cui riusciranno a riscattarsi e a costruire un futuro migliore per loro stesse, per coloro che amano.

Assireni vive in Africa, è una donna Masai. La cultura nella quale cresce è patriarcale, vuole la donna sottomessa. Eppure, già prima di incontrare mama Nora (Eleonora), l'occidentale che ha scelto di trasferirsi in Tanzania per aiutare la popolazione con le sue conoscenze mediche, si ribellerà, a modo suo, alle tradizioni Masai che vive come opprimenti. Dal loro incontro nascerà un'amicizia forte, fatta di rispetto, empatia, accoglienza. E un destino migliore per Sabra, sua figlia.

L'autrice sceglie un tocco lieve, uno stile semplice ma efficace per raccontare questa storia, evitando opportunamente a mio avviso, di appesantire la narrazione con toni troppo emotivi. Fa un passo indietro e lascia la vicenda in primo piano, permettendo che si dipani in tutta la sua forza. Spesso utilizza il flash back per fare luce sulla vita precedente di Eleonora, sulle vicende che l'hanno portata ad abbandonare la terra dove è nata, le sicurezze, gli affetti. Sono ben descritte, con un tocco delicato di sensibilità tutta femminile, le atmosfere che si instaurano tra le due protagoniste.

L'Africa è sullo sfondo, mai invadente. Poche le descrizioni del paesaggio, ma pregevoli. Quando il sole sorge si confonde quasi col rosso della terra Masai dominata da un cielo blu cobalto. I personaggi sono ben caratterizzati, specialmente Eleonora di cui conosciamo anche sensazioni, stati emotivi, distanze affettive. Assireni viene dipinta attraverso il racconto che di lei fa Eleonora, ma il suo personaggio non è per questo meno vivido.

La storia scorre fluida, non annoia mai. Gli usi e costumi Masai sono riportati con accuratezza, senza essere moralisticamente giudicati o condannati da una visione troppo “occidentalizzata”. Non per questo si evita di sottolineare quanto dolore e privazioni possa provocare la crudele pratica dell'infibulazione ancora oggi di uso comune in alcune zone della Tanzania e in generale dell'Africa subsahariana.

Un libro intenso scritto con uno stile fluido e garbato; la storia di un incontro di culture diverse che si trasforma in un viaggio interiore di pacificazione e perdono.


Editore: 0111 Edizioni
Pagine: 114
Formati: Cartaceo, Ebook (Epub; Mobi)
Genere: Mainstream

Link Amazon (cartaceo e ebook) 

Link IBS 

giovedì 17 novembre 2016

Prima recensione per Pocofuturo

A cura del blog "La Kate dei libri" che ringrazio!

LA RECE DELLA KATE:
Come dico sempre, che io lo volessi o no, sono letteralmente (e letterariamente) incappata nell’horror. O l’horror è incappato in me? Comunque… le cose stanno in poco posto: l’horror mi circonda, così come il fantastico. Le case editrici e gli scrittori che trattano questo genere letterario mi vogliono bene e io voglio bene a loro. Molto. Ma ho sempre pensato che non avrei voluto – né mi farebbe gioco – fossilizzarmi su un genere solo, ché un genere solo poi ti toglie energia, fantasia, ti toglie le parole di bocca, ti toglie ossigeno dal cervello. Ma certamente non è facile inserirsi in altri circuiti, soprattutto se buona parte del tuo blog è dedicato alla letteratura di genere. Risultato? Ah, niente, gli altri libri me li compro ahahahahaha!
Poi però ogni tanto capita la sorpresa. Arriva un romance, un fantasy, un giallo… e io scodinzolo felice, perché mettermi alla prova con altri generi mi piace e mi esalta. Un nuovo genere significa nel novanta percento dei casi altre parole da scegliere, altri circuiti mentali da attivare, altre persone a cui parlare.
Capita anche che ti arrivi una antologia via l’altra e tu pensi “Adesso basta”, perché le antologie sono facili da recensire come un trattato di neuropsichiatria.
Ma ti arriva una mail, ti viene proposta una antologia che parla di ragazzi e tu non riesci a dire di no.
E dici di sì.
Subito, di getto.
Anche se avevi detto che di antologie e di raccolte di racconti ne avevi piene le scatole.
Anche se tu stessa scrivi racconti e dopo aver letto tutte quelle antologie sei giunta alla conclusione che tu una raccolta di tuoi racconti non la farai mai.
Insomma.
Pocofuturo.



Pocofuturo è un titolo che non mi piace, mettiamolo in chiaro sin da subito, così ci togliamo il dente e andiamo via svelti svelti.
Pocofuturo è una raccolta di racconti che un giovane autore, Beducci, ha creato per noi nel tentativo di immortalare, senza filtro alcuno, un mondo fatto non solo da imprenditori, non solo da genitori, non solo da politici, non solo da economi, non solo da grandi multinazionali, non solo da gente adulta che ha già il potere (e che spesso lo sfrutta molto male), ma anche da ragazzi. I ragazzi che spesso non vediamo, che fanno casino per prendere aria, che sgranano gli occhi perché vogliono vedere, che ballano e sballano perché troppo hanno visto, che soffrono senza risposte; i ragazzi a cui spesso non si chiede “Come stai” e che, come il protagonista del primo racconto, altro non cercano che lacrime da piangere e qualcuno che accolga i loro silenzi. Poi c’è Giovanna, che va troppo di fretta per vedere davvero; Cesare che confonde amore e vendetta; Alice che sente nel petto un grido che somiglia alla parola libertà; c’è Emma che sorride e dice di star bene; c’è Briciola, futuro blogger, lucido e tagliente come una trappola per cacciatori.
Hanno tutti un nome, una storia e una famiglia. Sono ragazzi come tanti, come noi, come i nostri figli. Ci sono cose che capiscono bene (“Sono tutti zombizzati” dice Alice alla sua amica) e ci sono cose che non capiscono affatto (ma la morte, chi la capisce davvero?). Cose che possono fare e cose che non può fare nessuno. E allora non resta che vivere facendo meno male possibile e sentendo meno male possibile.
Perché gli ho dato 7?
Pocofuturo è un titolo triste. Anche alcuni racconti lo sono. Altri invece no, o a me non è parso. Non è una raccolta horror (anche se l’ultimo racconto…), insomma. Sono racconti, punti di vista, idee sparse sulla vita. Che detta così viene da dire Uh santa paletta che due palle, arriva il filosofo!
Invece no.
Invece no!
A parte che finalmente sono incappata in una raccolta di racconti breve (qualcuno lassù mi ama), sono anche incappata in una voce giovane, fresca, umile, gentile. Gentile anche quando parla di cose non bellissime, anche quando non c’è lieto fine alcuno, anche quando non ce lo aspettiamo.
Non è un urlo, non è un sussurro altrettanto spaventevole: è il quieto chiacchierare di chi vuole dirci qualcosa senza scioccarci, con il solo intento di metterci a conoscenza di qualcosa che gli preme. Una voce limpida, ferma e sicura. Uno sguardo a fuoco che non è disfattista ma nemmeno inutilmente edulcorante.
Il lettore viene catturato da una prosa veloce che non è mai sincopata o dall’effetto “avevo il caffè sul fuoco” ma comunque lieve e sincera e modesta e quindi, nonostante tutto e per una volta, tranquillizzante.
Il mio racconto preferito? Io ho ragione. Una chiusa spettacolare e, purtroppo, molto molto vera. Siamo disattenti, rabbiosi, incivili. Quando abbiamo ottenuto ciò che vogliamo passiamo all’obiettivo successivo, alla prossima lotta, alla prossima sberla da dare. Vogliamo cose, stringiamo con i denti, ringhiamo come cani ammalati e alla fine vogliamo solo quello: non l’oggetto del contendere, non la vittoria. Solo la lotta. L’adrenalina della battaglia. Mors mea, vita tua.
Pollice alto quindi per questa breve raccolta (dal titolo brutto) che, però, sa far sentire la sua voce.
Non badate al titolo. Per me il titolo doveva essere Moltofuturo, perché nonostante tutto per queste persone c’è un futuro, c’è possibilità, c’è tutto un ventaglio di colori. Ed è vero che attorno a loro c’è gente dal pocofuturo, ma bisogna pensare a loro, al loro Moltofuturo.
Scaricate il file.